Parte 5: Un misterioso intruso irrompe in casa rivelando a Clara che la figlia creduta morta è viva, prima che un cecchino apra il fuoco e una videochiamata metta la bambina nel mirino

Parte 5: Un misterioso intruso irrompe in casa rivelando a Clara che la figlia creduta morta è viva, prima che un cecchino apra il fuoco e una videochiamata metta la bambina nel mirino

 Parte 5:  Un misterioso intruso irrompe in casa rivelando a Clara che la figlia creduta morta è viva, prima che un cecchino apra il fuoco e una videochiamata metta la bambina nel mirino

Il metallo freddo della pistola ha tracciato una linea netta contro il muro quando l’uomo è entrato nel soggiorno, il volto coperto da un passamontagna nero che lasciava intravedere solo due occhi di ghiaccio. Non ha guardato Clara, rannicchiata tra i cocci, né Elena che continuava a sorridere nell’ombra. Ha fissato unicamente Marco, puntandogli la canna dritta al petto con una naturalezza che face gelare il sangue.
“Hai tardato a rispondere, Marco,” ha detto l’intruso, la voce distorta da un modulatore acustico. “I committenti non amano aspettare. E soprattutto non amano i ripensamenti.”
Marco ha fatto un passo indietro, inciampando nel tavolino basso, le mani alzate in un gesto di resa che non celava il terrore puro. “Vi avevo detto che mi serviva tempo. Clara non sapeva niente, ve lo giuro, non sa nulla di Ginevra…”
“Clara sa molto più di quanto immagini,” lo ha interrotto l’uomo armato, facendo scattare la sicura dell’arma con un clic secco che è rimbombato nella stanza silenziosa. Poi, con la mano libera, ha estratto una chiavetta USB dalla tasca della giacca tattica e l’ha lanciata sul divano, proprio accanto a Clara. “Aprila sul tuo pc portatile. C’è il contratto di adozione firmato da tuo marito esattamente sette anni fa. E c’è anche l’indirizzo della scuola elementare dove tua figlia sta facendo lezione proprio in questo momento.”
Il cuore di Clara ha perso un battito, poi ha ripreso a correre all’impazzata, soffocandole il respiro in gola. Sua figlia. Viva. Non era morta in quella clinica svizzera come le avevano fatto credere tra le lacrime e i sedativi. Era a pochi chilometri da lì, ignara di tutto, mentre la sua vita veniva barattata per i mattoni di quella casa. Ha allungato una mano tremante verso la chiavetta, ma prima che le sue dita potessero sfiorarla, Elena si è mossa con una rapidità felina, raccogliendola per prima.
“Lasciala stare, Clara,” ha sibilato Elena, infilandosi la chiavetta nella tasca del cappotto con un ghigno trionfante. “Quella bambina non appartiene più a questa famiglia da molto tempo. E tu non la vedrai mai più, a meno che…”
Un colpo sordo è esploso dalla finestra aperta sul retro, mandando in frantumi il vetro e conficcandosi a un centimetro dalla tempia di Elena. Il sorriso diabolico sul volto della donna si è spento all’istante, sostituito da una smorfia di puro panico mentre crollava a terra trascinata giù per evitare altri proiettili. L’uomo armato ha imprecato, voltandosi di scatto verso l’oscurità del giardino, mentre il telefono di Marco, ancora sul pavimento, ha ripreso a squillare con insistenza ossessiva. Questa volta, sullo schermo non c’era un messaggio di testo, ma una videochiamata in arrivo da un numero privato. La foto profilo era l’immagine nitida della bambina bionda che giocava nel cortile di una scuola, ripresa attraverso il mirino di un fucile di precisione.

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