Parte 4: Il segreto oscuro di Marco viene a galla mentre estranei armati fanno irruzione in casa
Marco non ha raccolto il telefono. Il suo respiro si è fatto corto, pesante, lo sguardo inchiodato sullo schermo che continuava a emettere una luce spettrale nel crepuscolo della stanza.
“Che bambina?” ha sussurrato Clara, indietreggiando fino a urtare la libreria. Le schegge del vaso le premevano attraverso le suole delle pantofole, ma non sentiva dolore. Sentiva solo il vuoto sotto i piedi. “Marco, dimmi che cazzo sta succedendo. Di quale bambina parla quel messaggio?”
Elena è rimasta immobile sulla soglia, le braccia conserte, godendosi ogni singolo frammento di quella distruzione metodica. Non c’era fretta nei suoi movimenti, solo la soddisfazione gelida di chi ha manovrato i fili nell’ombra per mesi.
“Chiediglielo, cara,” ha sussurrato Elena con una lentezza esasperante. “Chiedi al tuo amorevole marito che fine ha fatto la primogenita che hai partorito in quella clinica di Ginevra e che lui ha dichiarato morta alla nascita.”
Il mondo di Clara si è contratto in un punto minuscolo e tagliente. Ha guardato Marco, cercando negli occhi dell’uomo con cui divideva il letto ogni notte la smentita disperata che avrebbe dovuto gridare. Invece, ha trovato solo il silenzio di una confessione.
“Era l’unico modo per pagarci la casa, Clara,” ha mormorato Marco alla fine, la voce svuotata di qualsiasi umanità, gli occhi fissi sul vuoto. “Me l’hanno chiesto loro. L’hanno presa loro.”
Prima che Clara potesse urlare, la porta d’ingresso in fondo al corridoio è sbalzata aperta con un tonfo secco, accompagnata da passi pesanti e rapidi che salivano le scale di corsa. Non erano poliziotti. Dal pianerottolo è risata una voce fredda, metallica, che chiamava Marco per nome.
E mentre l’ombra di un uomo armato si allungava sulla parete del corridoio, il telefono sul pavimento ha vibrato di nuovo.