Parte 7: Marco e Clara sfuggono agli assalitori e scoprono un bunker segreto dove ad attenderli c’è una donna identica a Clara pronta a svelare la verità sulla sua identità

Parte 7: Marco e Clara sfuggono agli assalitori e scoprono un bunker segreto dove ad attenderli c’è una donna identica a Clara pronta a svelare la verità sulla sua identità

 Parte 7: Marco e Clara sfuggono agli assalitori e scoprono un bunker segreto dove ad attenderli c’è una donna identica a Clara pronta a svelare la verità sulla sua identità

Marco si è lanciato in avanti senza riflettere, spinto da un istinto ancestrale, afferrando il braccio dell’uomo per bloccare la sua presa su Clara. Nella colluttazione, un colpo di pistola è partito verso il soffitto, facendo crollare un nembo di intonaco e gesso che ha accecato temporaneamente gli assalitori. Marco ha sfruttato quel secondo di caos per spingere Clara dietro il bancone in marmo della cucina, ma mentre si voltava, il suo sguardo si è scontrato con quello di Elena: la donna non stava più ridendo, e con le mani ancora legate dietro la schiena stava spingendo con il piede un piccolo telecomando verso l’uomo incappucciato. “Non lasciarli uscire dalla stanza!” ha gridato Elena con la vena del collo gonfiata dal terrore. “Se premono quel tasto, la scuola della bambina salta in aria!”

Clara ha soffocato un urlo di puro orrore e si è lanciata sul pavimento per scivolare verso il telecomando prima dell’uomo, piantandogli le unghie nella caviglia con una forza disperata. L’aggressore ha imprecato, barcollando all’indietro e perdendo la presa sul dispositivo, che è ruzzolato sotto il frigorifero. Nel frattempo, dal dispositivo lasciatosi alle spalle sul pavimento è risuonata di nuovo la voce distorta di Ginevra, questa volta priva del filtro metallico: “Marco, non ascoltare Elena! Il detonatore non è in quella casa, è collegato direttamente al mio battito cardiaco! Se mi uccidono, la bomba esplode!”

Un brivido gelato ha percorso la schiena di Marco mentre le quattro sagome armate si bloccavano all’istante, scambiandosi occhiate tese nel buio illuminato solo dai fari del fuoristrada. Il leader del gruppo ha abbassato lentamente il fucile automatico, estraendo un tablet tattico dalla giacca e mostrando un grafico a barre pulsante in tempo reale: la traccia di un elettrocardiogramma sincronizzata con un timer rosso. “È la verità,” ha detto l’uomo, la voce ora priva della spavalderia di prima e carica di una fredda lucidità. “Ginevra è chiusa in un bunker sotto la villa di tuo padre a cinquecento metri da qui. Ma c’è una cosa che tua sorella non ti ha detto, Marco.”

Marco ha trattenuto il fiato, con il sangue che gli colava ormai lungo il collo dal taglio sul ginocchio, mentre Clara si stringeva a lui tremando dall’impazienza e dalla paura. “Parla, maledetto!” ha ringhiato Marco, facendo un passo verso l’uomo senza curarsi delle armi puntate contro di lui. L’intruso ha fatto scorrere lo schermo del tablet, mostrando la scansionante termica del bunker sotterraneo: all’interno non c’era solo una persona. “Ginevra non è da sola là sotto,” ha spiegato l’uomo con un sorriso amaro che gli ha piegato gli occhi sotto la stoffa nera. “Ha impostato un conto alla rovescia di dieci minuti per distruggere l’intero isolato, e insieme a lei c’è tua figlia… la vera bambina. Quella che hai visto al telefono era solo un ologramma trasmesso dal loro sistema di sicurezza.”

Elena ha emesso un suono strozzato, un’ibrida via di mezzo tra una risata isterica e un singhiozzo di disperazione, mentre si divincolava furiosamente contro le fascette che le stringevano i polsi. “È una trappola, Marco! Non scendere in quel bunker!” ha urlato Elena, mentre la sua voce tradiva per la prima volta un panico incontrollabile. “Se apri la porta della camera blindata, scoprirai chi ha davvero ucciso tuo padre dieci anni fa, e la verità ti distruggerà prima dell’esplosione!”

Senza perdere un solo secondo, Marco ha afferrato una torcia tattica caduta a terra a uno degli uomini e ha spinto Clara verso la porta sul retro che conduceva al giardino e al passaggio segreto della villa. Il gruppo di uomini armati non li ha inseguiti; sono rimasti immobili nel soggiorno, gli sguardi fissi sul timer del tablet che continuava il suo inesorabile conto alla rovescia: sei minuti e trenta secondi. Correndo nel buio pesto del parco padronale, tra i rami secchi che tagliavano loro il viso, Marco e Clara hanno raggiunto la botola in ferro battuto nascosta sotto il vecchio lavatoio di pietra.

Marco ha afferrato la maniglia arrugginita e ha tirato con tutte le sue forze, spalancando l’accesso all’oscurità del sottosuolo, da cui saliva un odore pungente di ozono e umidità. Scendendo i gradini di metallo, i loro passi rimbombavano nel silenzio tombale del tunnel finché non si sono trovati davanti a una massiccia porta blindata con un tastierino biometrico. Sullo schermo digitale campeggiava una scritta in rosso brillante: Inserire il codice del sangue per sbloccare.

Clara ha afferrato la mano di Marco, accorgendosi che l’uomo non stava guardando la porta, ma le sue stesse dita sporche del sangue che gli colava dalla ferita. “Marco, cosa stai facendo?” ha sussurrato Clara, sentendo il cuore batterle in gola mentre il conto alla rovescia sul muro accanto alla porta segnava ormai meno di due minuti. Marco ha avvicinato il dito ferito allo scanner senza esitare, e un bip acuto ha confermato la scansione del DNA. La pesante porta di ferro ha emesso un sibilante scarico di pressione e si è aperta lentamente verso l’interno, rivelando una stanza illuminata da decine di monitor ad alta definizione.

Al centro della stanza non c’era alcun bunker di prigionia, né una bomba ad alto potenziale, ma una sala di controllo di altissima tecnologia. Seduta su una sedia da ufficio di fronte ai monitor c’era una donna di spalle, con lunghi capelli neri e una cicatrice profonda che le correva lungo il collo. Quando la sedia si è girata lentamente, Marco e Clara sono rimasti pietrificati: la donna davanti a loro non era Ginevra, ma una versione perfettamente identica e più anziana di Clara stessa.

“Benvenuti a casa,” ha detto la donna con un sorriso calmo, mentre il timer sui monitor azzerava improvvisamente il conto alla rovescia, trasformandosi in una mappa satellitare del mondo intero cosparsa di punti rossi pulsanti. “È ora che tu conosca la verità sul perché ti hanno fatto credere di essere solo una moglie qualunque, Clara.”

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