Parte 5։ Rapita dal misterioso dottor Valli e braccata da un furioso Marco, la memoria resettata del Soggetto Alpha crolla sotto la sconvolgente rivelazione sulla vera identità di sua figlia

Parte 5։ Rapita dal misterioso dottor Valli e braccata da un furioso Marco, la memoria resettata del Soggetto Alpha crolla sotto la sconvolgente rivelazione sulla vera identità di sua figlia

 Parte 5։ Rapita dal misterioso dottor Valli e braccata da un furioso Marco, la memoria resettata del Soggetto Alpha crolla sotto la sconvolgente rivelazione sulla vera identità di sua figlia

Il mondo svanì in un tunnel di buio denso e freddo, ma la mia mente, stranamente lucida, continuava a registrare ogni singolo dettaglio con la precisione di un computer. Sentii il corpo sollevarsi, il contatto con una barella tattica, il rumore sordo di stivali che correvano lungo le scale di servizio. Le parole di mio padre rimbalzavano all’infinito nel mio cervello, un’eco crudele che cancellava ogni briciolo di umanità rimasto nella mia falsa storia. Mia non era mia figlia. Se io ero il Soggetto Alpha, programmata, resettata e manipolata in un ciclo di cui ignoravo l’inizio e la fine, chi aveva generato quella bambina? E soprattutto, chi era il «vero padre» che mi stava aspettando al punto di estrazione?

Un forte scossone mi riportò a una semi-coscienza dolorosa. L’odore acre del carburante per elicotteri invase le mie narici. Eravamo sul tetto. Il vento della notte sferzava il mio viso madido di sudore, mentre le pale dell’elicottero gemevano in un vortice assordante. La donna dalla cicatrice mi teneva saldamente per le braccia, spingendomi all’interno della cabina blindata.

«Mettetela sulla panca e preparate l’anestesia epidurale d’emergenza, il trasporto solleverà troppa pressione sulla placenta,» ordinò una voce fredda e autoritaria dall’interno del velivolo.

Aprii gli occhi a fatica, combattendo contro gli effetti del siero che mi intorpidiva i muscoli. Seduto nell’angolo in ombra della cabina, illuminato solo dalla luce intermittente dei pannelli di controllo, c’era un uomo che non avrei mai pensato di rivedere. Indossava un’impeccabile giacca da pilota civile, ma il taglio dei capelli e lo sguardo tagliente erano inconfondibili. Era il medico che mi aveva assistito durante i primi mesi della gravidanza nella clinica privata di Ginevra. Il dottor Valli. Solo che adesso non aveva il camice bianco, ma una fondina tattica ben visibile sotto il braccio.

«Bentornata, Alpha,» mi sorrise con un ghigno glaciale, mentre l’elicottero si staccava bruscamente dal tetto, inclinandosi in una virata secca che mi tolse il respiro. «Hai fatto i capricci più del previsto. Ma la fase tre è quasi completa.»

Tentai di muovere le mani, ma erano bloccate da fasce di contenzione in velcro. Il dolore al ventre divenne una morsa di fuoco: la contrazione successiva fu così violenta da farmi urlare, strappandomi lacrime di puro tormento.

«Dov’è Mia?» sputai le parole con odio, stringendo i denti mentre la mia vista tornava a offuscarsi. «Che cosa ne è stato di mia figlia?»

Il dottor Valli si sporse in avanti, sfiorandomi la fronte con dita gelide. «Tua figlia sta bene, protetta dai nostri uomini. Ma devi capire una cosa fondamentale, Mei: quella bambina non è il frutto di un matrimonio felice. È il prototipo genetico di seconda generazione. E il padre… beh, il padre è l’uomo che ti ha creato questo impero di menzogne.»

Prima che potessi elaborare quella confessione agghiacciante, l’elicottero subì un violento contraccolpo, come se un missile o un proiettile di grosso calibro avesse colpito la coda del velivolo. Le spie di allarme sul pannello di controllo si accesero di un rosso intermittente, mentre il pilota urlava qualcosa via radio.

Attraverso il vetro laterale appannato, vidi una sagoma scura affiancarci nel cielo notturno: un secondo elicottero militare, privo di insegne, con i portelloni spalancati. Sulla soglia, illuminato dai lampi della tempesta, c’era Marco. Non indossava più i vestiti eleganti della sera; aveva una tuta mimetica e brandiva un fucile d’assalto con una precisione spaventosa. Negli occhi non aveva più la paura di prima, ma una furia cieca e disumana.

Il dottor Valli estrasse la pistola, ma prima che potesse puntarla contro il portellone, una raffica di proiettili perforò il plexiglass della nostra cabina, riducendo in frantumi i monitor di navigazione. L’elicottero iniziò a perdere quota vertiginosamente, roteando su se stesso sopra le luci lontane della città addormentata.

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